La più grande truffa della Silicon Valley

25 Mar 2019 novità

La storia oggi conosciuta come la più grande truffa della Silicon Valley iniziò nel 2003, quando Elizabeth Holmes, una studentessa di 19 anni, abbandonò gli studi alla Stanford University, in California, per fondare a Palo Alto una società di tecnologia che prometteva di rivoluzionare il settore sanitario statunitense e salvare centinaia di migliaia di vite. L’azienda si chiamava Theranos, dalla fusione dei due termini inglesi therapy e diagnosis, terapia e diagnosi. Negli anni successivi Theranos riuscì a raccogliere più di 700 milioni di dollari da investitori privati e al suo apice, tra il 2013 e il 2014, raggiunse un valore di mercato di 9 miliardi di dollari.

La tecnologia di Theranos era stata spacciata da Holmes come rivoluzionaria: l’azienda aveva costruito una macchina delle dimensioni di un vecchio computer fisso che permetteva di fare le analisi del sangue prelevando dai pazienti un campione di sangue da un polpastrello. Quello che prometteva di fare era effettivamente rivoluzionario: il fatto che avesse bisogno di così poco sangue e che fosse così piccola permetteva di immaginare un futuro in cui fare le analisi del sangue con grande facilità e quindi anche con grande frequenza, permettendo di monitorare con efficacia e grossi risparmi i valori nel sangue delle persone malate ma anche di quelle sane.

La macchina era stata rinominata Edison, come l’inventore della lampadina: secondo l’azienda era in grado di dare risultati attendibili in poco tempo e a una frazione del costo delle analisi fatte nei laboratori normali (ogni anno le analisi del sangue fatte negli Stati Uniti, dove la sanità costa molto, generano un mercato da 70 miliardi di dollari). La tecnologia di Theranos, diceva Holmes, poteva effettuare fino a duecento esami diversi con una goccia di sangue, inclusi quelli per la sieropositività all’HIV, per il gruppo sanguigno e per cercare virus di qualsiasi tipo. Il suo sogno era vedere Edison nella casa di ogni cittadino statunitense.

Grazie a questa idea rivoluzionaria, Holmes aveva convinto diversi fondi e persone molto ricche – tra cui Rupert Murdoch – a investire nella sua azienda, raccogliendo in dieci anni 700 milioni di dollari. Holmes era anche riuscita a convincere diversi politici e personaggi di alto profilo degli Stati Uniti a entrare nel consiglio di amministrazione di Theranos, per dare prestigio alla sua azienda: i due ex segretari di stato Henry Kissinger e George Shultz, l’ex segretario alla difesa William Perry, l’avvocato vicino ai Democratici David Boies, gli ex senatori Sam Nunn e Bill Frist. Mancavano però medici, ingegneri o scienziati.

Nel 2013 Theranos strinse un accordo con Walgreens, la più grande catena di farmacie degli Stati Uniti, per installare Edison nei loro negozi, partendo da quelli in Arizona. Holmes e la sua azienda vennero raccontate come un vero fenomeno imprenditoriale: Forbes valutò la sua azienda 9 miliardi di dollari e Holmes, che possiede metà delle quote azionarie di Theranos, diventò così la dodicesima donna più ricca degli Stati Uniti, con un capitale stimato di circa 4,5 miliardi di dollari.

Holmes diventò anche la prima miliardaria donna della Silicon Valley, e in molti la definirono la nuova Steve Jobs: forse anche per il fatto che indossava sempre un dolcevita nero, come quello che era solito indossare il fondatore di Apple. Nel settembre del 2015 arrivò sulla copertina di Forbes nel numero dedicato alle 400 persone più ricche degli Stati Uniti – era l’unica miliardaria donna a non aver ereditato il proprio patrimonio – e nel novembre del 2015 venne insignita del “Women of the Year Award” della rivista Glamour, che ogni anno premia le donne che si sono distinte nel mondo dello spettacolo, della moda, della politica e del business.

Le cose iniziarono a cambiare nell’ottobre del 2015, quando un giornalista investigativo del Wall Street Journal, John Carreyrou, scrisse il suo primo articolo su Theranos, in cui rivelò tutte le bugie che Holmes e l’ex direttore generale e operativo, Ramesh “Sunny” Balwani, avevano raccontato fino a quel momento: prima fra tutte l’assoluta inefficacia della macchina Edison e l’inattendibilità delle analisi e delle dimostrazioni fatte fino a quel momento. La tecnologia inventata da Theranos, infatti, veniva utilizzata dal gruppo soltanto per una minuscola frazione degli esami che effettuava: dei 215 esami nel catalogo Theranos, solo 15 erano eseguiti con la macchina Edison; per i rimanenti 200 venivano usate delle macchine tradizionali Siemens. Inoltre, i campioni prelevati per essere analizzati da Edison non erano sufficienti per essere sottoposti alle analisi delle macchine tradizionali e quindi le fiale di sangue venivano diluite, compromettendo il risultato finale.

Dopo l’articolo sul Wall Street Journal, iniziarono ad arrivare le cause legali. I Centers for Medicare e Medicaid Services (CMS) ispezionarono i laboratori di Theranos trovando che le strutture non «rispettavano i requisiti dei certificati e gli standard di prestazione», causando un «immediato pericolo per la salute e la sicurezza dei pazienti». Le aziende che avevano iniziato a collaborare con Theranos sospesero la vendita delle analisi del sangue fatte nei laboratori di Theranos, e Walgreens sospese l’accordo stretto nel 2013.

Theranos venne messa sotto indagine anche dalla Securities and Exchange Commission (SEC), l’ente federale statunitense analogo all’italiana Consob. Holmes e Balwani, che si era ritirato nel 2016 dopo sette anni alla guida dell’azienda e che era sentimentalmente legato a Holmes, vennero accusati di aver mentito sistematicamente ai propri investitori per ricevere sempre più fondi. Tra le varie bugie, Holmes e Balwani avrebbero anche detto che la loro tecnologia era usata dal dipartimento della Difesa in Afghanistan e dai servizi di elisoccorso. Inoltre avevano falsato i bilanci, dicendo che nel 2014 la società aveva generato oltre 100 milioni di dollari di entrate, quando in realtà le entrate erano state poco più di 100 mila dollari.

Quello che ora nessuno riesce a spiegarsi è come sia riuscita Holmes a portare avanti una società per anni, ingannando alcuni degli uomini più potenti degli Stati Uniti con una tecnologia mai effettivamente verificata e che più di un medico aveva definito impossibile. Anche per questo, negli ultimi due anni sono usciti migliaia di articoli sul caso. Carreyrou, il giornalista del Wall Street Journal che per primo aveva sollevato il caso, ha scritto nel 2018 un libro sulla truffa di Theranos, Bad Blood, che tra gli altri è stato consigliato anche da Bill Gates, da cui a breve verrà tratto un film con Jennifer Lawrence come protagonista. HBO ha prodotto un documentario sulla vicenda, uscito il 18 marzo, ed ABC ha dedicato a Theranos una serie di podcast, ma secondo la giornalista del New Yorker, Rachel Syme, nessuno è ancora riuscito veramente a capire il comportamento di Holmes, che dopo quattro anni ancora si professa innocente.

Ancora nel 2017, quando ormai era stato dimostrato che Edison non funzionava, Holmes continuava a mantenere il suo stile di vita e il suo spirito ottimista convinta che l’azienda ce l’avrebbe fatta, ha raccontato Nick Bilton in un articolo su Hive. Gli ex dipendenti di Theranos descrivono quel periodo come surreale, come se Holmes fosse davvero convinta che la società ce l’avrebbe fatta, e considerava lo scandalo un complotto ordito dai giornalisti e dalle aziende farmaceutiche. In molti l’hanno definita la perfetta incarnazione del detto della Silicon Valley «fake it, until you make it»: fingi finché non ce la fai.

Nel 2017 aveva comprato anche un cane, un cucciolo di husky, che secondo lei doveva rappresentare il viaggio che l’azienda avrebbe dovuto compiere per ristabilire il proprio nome dopo lo scandalo sollevato dal Wall Street Journal. L’aveva chiamato Balto, come il famoso cane da slitta che nel 1925 guidò una squadra di husky per 600 miglia attraverso l’Alaska per consegnare un medicinale che serviva a curare una grave epidemia di difterite. Negli ultimi giorni dell’azienda, quando il quartier generale era stato spostato dall’immenso palazzo lungo Page Mill Road a Palo Alto – chiamato dai suoi dipendenti semplicemente il “1701”, come il numero civico – a un vecchio magazzino di pannelli solari, Balto girava per gli uffici lasciando in giro i suoi bisogni, nella totale indifferenza di Holmes che continuava a cercare nuovi investitori disposti a scommettere su Theranos.

Un’altra delle cose che raccontano i documentari su Theranos è il clima di assoluta segretezza e paranoia che Holmes aveva portato nell’azienda. I quasi 700 dipendenti erano stati costretti a firmare clausole di segretezza molto severe che vietavano di parlare di qualsiasi cosa succedesse all’interno dell’azienda, giustificandolo con ragioni di brevetto, e nessun dipartimento sapeva con esattezza cosa facesse l’altro. In questo modo, pochi sapevano che la tecnologia di Theranos non funzionava. Ana Arriola, un’ex dipendente di Theranos che nel 2007 era stata “soffiata” ad Apple assieme ad altri dirigenti, ha paragonato l’ambiente di lavoro nell’azienda di Holmes a una dittatura sudamericana, che veniva tenuta insieme solo dal fascino e dalle capacita manipolatorie della sua fondatrice.

In seguito alle indagini della SEC, Holmes è stata condannata a pagare una multa da mezzo milione di dollari e le è stato vietato di assumere qualsiasi incarico dirigenziale all’interno di aziende quotate in borsa per i prossimi dieci anni e di gestire dei laboratori medici per due. Holmes e Balwani sono ancora sotto processo e a loro carico pende anche un’inchiesta penale condotta dalla procura federale di San Francisco: rischiano fino a 20 anni di carcere per frode finanziaria. Theranos ha cessato le attività nell’agosto del 2018. La fortuna personale di Holmes ora è stimata a zero.

Autore dell’articolo: ilPost.it

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