Le intolleranze alimentari: cosa sono?

11 Mag 2017 novità

L’intolleranza alimentare è una reazione avversa dell’organismo verso determinati alimenti. Questo fenomeno ha assunto negli ultimi tempi proporzioni davvero rilevanti, tant’è che alcuni studi hanno stimato una percentuale di incidenza del 10% negli adulti e di circa il 13% nei bambini.

A differenza di quanto avviene nelle allergie alimentari, questa reazione non dipende dall’attivazione degli anticorpi (Ige) che entrando a contatto con gli allergeni possono provocare manifestazioni fisiche immediate e violente. Generalmente, infatti, le intolleranze sono meno severe delle classiche allergie, si manifestano gradualmente e, il più delle volte, sono proporzionali alla quantità dell’alimento ingerito. Possiamo, dunque, considerare le intolleranze alimentari come uno stato di malessere generato dall’ingestione di particolari cibi, anche di uso comune, come ad esempio: i latticini, le uova, il grano, frutta secca, ecc.

Vi sono vari tipi di intolleranze: tra le più diffuse troviamo quelle di origine enzimatica, determinate cioè dall’incapacità dell’organismo di metabolizzare alcune componenti dei cibi ingeriti. Un esempio di intolleranza enzimatica è quella al lattosio contenuto nel latte, oppure quella rappresentata dal favismo (un’anomalia genetica che interessa alcuni enzimi contenuti nei globuli rossi).

Le intolleranze sono tutt’oggi oggetto di studio e di ricerca; le più recenti evidenze scientifiche ci consentono di affermare, con un elevato grado di probabilità, l’esistenza di una predisposizione alle intolleranze trasmessa per via ereditaria. Tuttavia, anche altri fattori possono contribuire all’insorgenza di questo fenomeno, come ad esempio: stress, stili alimentari non corretti o squilibrati e alterazioni della flora batterica.

I sintomi delle intolleranze alimentari, generalmente, non si manifestano subito dopo l’ingestione del cibo, ma affiorano gradualmente anche a distanza di tempo. La sintomatologia può interessare il sistema digerente: in tal caso avremo inappetenza, gonfiore addominale, nausea, stipsi o diarrea; oppure il sistema respiratorio con la presenza di raffreddori e altre infezioni delle vie aeree. Dal punto di vista dermatologico possono insorgere dermatiti, orticaria, acne e altre eruzioni cutanee.

La diagnosi delle intolleranze si effettua attraverso esami specifici come l’Alcat Test, riconosciuto dalla U.S. Food and Drug Administration (FDA), il quale prevede un prelievo di sangue per procedere alla misura della variazione del volume dei granulociti neutrofili, un tipo di globuli bianchi, a contatto con gli estratti degli alimenti sospetti. O ancora, il Dria Test, un metodo tutto italiano basato sulla teoria delle “riduzione della forza muscolare” a seguito del contatto con la mucosa nasale o sublinguale di una sostanza nociva. Un computer misura la caduta di forza della contrazione del quadricipite femorale. Si considera positivo un indebolimento del 10% a causa del contatto con un determinato cibo.

Quelli appena citati sono test pensati per individuare eventuali intolleranze a alimenti o gruppi alimentari (durante il processo si valutano le risposte a più di 100 cibi). Più specifici sono alcuni esami indicati dal medico dopo una attenta anamnesi e dopo la prescrizione di una dieta ad eliminazione. Tra questi, ad esempio, il Breath-test per l’intolleranza al lattosio.

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